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Shakespeare: incontro fra umano e sovrannaturale

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Shakespeare: incontro fra umano e sovrannaturale

Laboratorio teatrale sui personaggi magici del Macbeth, de Il Sogno di una notte di mezza estate e de La Tempesta

di Fanny Cerri

Fanny Cerri

Fanny Cerri

 

 

Ora i miei incantesimi sono tutti deposti e la forza che ho è solo mia, ed è poca cosa: ora, è la verità, o dovrò starmene qui, da voi confinato, oppure mi manderete a NapoliHo riavuto il mio ducato e perdonato chi mi ha ingannato: non abbandonatemi qui, con il vostro potere, in quest’isola nuda. Scioglietemi dai miei lacci con l’aiuto delle vostre buone mani; il vostro respiro gentile deve gonfiare le mie vele o il mio progetto fallisce, che era di dare piacere. Ora ho bisogno di Spiriti per essere forte, di Arte per incantaree la mia fine è disperazione se non mi soccorre una preghiera, che vada così a fondo da penetrare la pietà stessa e liberare ogni peccato. Come voi dei vostri peccati vorreste essere perdonati, così la vostra indulgenza conceda a me la libertà.”

 

Così si conclude La Tempesta di Shakespeare, con le parole di Prospero, duca spodestato di Milano e vecchio mago, naufragato dodici anni prima con la figlia su un’isola deserta. Prospero ha usato ogni arte magica per attirare sull’isola e ridurre alla resa gli usurpatori del suo ducato. Ottenuto ciò, li risparmia da più grave vendetta e si rimette a loro, perché lo riportino in Italia sulle loro navi. Infine, a sorpresa, decide di deporre per sempre i propri poteri sovrannaturali per tornare ad essere, semplicemente, uomo. Un atto di coraggio, questo, e allo stesso tempo un’illuminazione conclusiva, che rivela i limiti del magico ed esalta nel contempo la potenza creativa del limite umano. La magia vera è dentro l’uomo, sembra volerci dire Prospero. E’ nelle relazioni con gli altri, nell’accettare la dipendenza; è nel corpo che invecchia, che è capace di tenerezza, di accudimento, di rabbia, di fragilità, di provare dolore. La libertà che Prospero invoca non risiede nell’onnipotenza sovrannaturale, ma nel sentirsi perdonati dell’errore, dell’inevitabile imperfezione. Gli Spiriti più potenti, che alimentano davvero la vita, sono quelli rinchiusi dentro l’anima: Spiriti che l’uomo deve disciplinare in sé, perché gli diano una forza vera, reale. L’Arte (e quindi il teatro) è umana fonte di incanto, di crescita, di arricchimento.

La magia, in Shakespeare, assume forme diverse che sempre, però, riportano all’uomo e dell’uomo parlano la lingua. Le streghe del Macbeth ci appaiono come eterne bambine, donne che crescono nelle sembianze, ma che restano immutate nel profondo, perse nei loro eterni giochi, nei riti, nelle maledizioni dettate da un’invidia fanciullesca. I baroni Macbeth e Banquo le incontrano insieme nel bosco e inorridiscono al loro cospetto: eppure il dito mozzato “di un timoniere”, che una strega custodisce gelosamente, potrebbe averlo trovato benissimo appena più in là, sul campo di battaglia in cui proprio i due uomini, poco prima, hanno disseminato brandelli di carne umana, in un’orrenda guerra sanguinaria.

I personaggi sovrannaturali di Shakespeare sembrano differenziarsi dagli esseri umani: agiscono immediatamente gli impulsi del corpo e dell’anima in tutta la loro potenza, non li censurano col giudizio, non li àncorano a stereotipi, non li soffocano con la vergogna o col senso di colpa. Eppure, il sortilegio, il rito, l’onnipotenza, la creazione, il gioco, la sfrenatezza si collegano in un filo di Arianna che, svolgendosi a ritroso, ci conduce a rintracciare il cuore intimo della natura umana.

E’ questo filo di Arianna che cercheremo di dipanare in un laboratorio teatrale che si avvierà ad ottobre al Teatro Manhattan di Roma. Il sovrannaturale nell’arte di Shakespeare sarà infatti il filo conduttore di una sperimentazione giocosa dell’attore, con il corpo e con l’immaginazione, alla ricerca della magia, tutta umana, che ognuno di noi possiede. Ci saranno compagni i ritmi, la musica, la poesia di Shakespeare, il dipingere, lo scrivere, il plasmare. Ricercheremo l’impulso da cui originano il gesto, la voce e il giocare ad essere ciò che vogliamo, liberando la creatività.

copertina

Interpretando i personaggi sovrannaturali creati dall’arte di Shakespeare, incontreremo, in un confronto solo apparentemente paradossale, l’UOMO, che, proprio nel limite del confine corporeo, dell’imperfezione e della temuta mortalità, riscopre una struttura potente, che lo rende autenticamente libero, reale ed eroico.

Ogni sabato, a partire dal 4 ottobre, dalle ore 11:00 alle ore 13:00, al Teatro Manhattan di Roma, in Via del Boschetto, 58 (quartiere Monti, metro A Repubblica e metro B Cavour).

Massimo 10 partecipanti – Prima lezione di prova – Restituzione finale a pubblico

Gradita prenotazione telefonica o tramite E-mail.

Non è richiesta una precedente formazione di arte drammatica.

Conduce il laboratorio: Fanny Cerri, attrice e pedagogista teatrale, Master in Artiterapie a Orientamento Psicofisiologico Integrato (diretto dal Prof. Vezio Ruggieri, A.E.P.C.I.S.).

Per informazioni e prenotazioni: fannycerri@gmail.com (tel. cell. 349.6709004) oppure Teatro Manhattan (tel. cell. 329.3780817, www.teatromanhattan.it).

Le attività del Teatro Manhattan sono patrocinate dal Comune di Roma, Municipio I.

 

 

 

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