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The Artist Susan Legind – Intervista a cura di Deborah Parcesepe

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Susan Legind Intervista di Deborah Parcesepe

Susan Legind Intervista di Deborah Parcesepe

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Susan Legind

SUSAN LEGINDIspirata dalla gente.
Fare una chiacchierata con Susan Legind è stato incredibilmente stimolante. Cerco di non farmi
aspettative dalle persone che intervisto, non voglio avere pregiudizi su quello che andrò a scrivere. Ma in
questo caso particolare, questa artista mi ha ispirato talmente tante ipotesi sul suo lavoro che avevo
concretamente bisogno di appagare qualche mia curiosità. E quello che ne è risultato è stato
esattamente una chiacchierata. Mi ero fatta alcune idee sulla sua arte e volevo sapere cosa lei ne
pensasse. Mi ha anche dato un punto di vista diverso, che io avevo completamente ignorato analizzando
le sue creazioni. Sono stata colpita ad esempio dal suo amore e dalla sua fiducia verso l’umanità. Forse
sto parlando con l’ultima umanista rimasta.
La prima volta che ho visto i tuoi lavori sono rimasta allibita dalla chiarezza con cui una storia veniva a
comporsi nonostante di fatto ogni singolo elemento sia decontestualizzato. Il tutto, paradossalmente,
diventava scorrevole ed organico. Mossa dalla mia personale curiosità ti chiedo; da cosa nasce un tuo
lavoro, da un dettaglio o da una visione già delineata nella tua mente?
I miei lavori nascono quasi sempre da un oggetto o dall’immagine di una persona, sfoglio riviste, libri e
giornali e vedo qualcosa che mi fa “partire”. Tante volte compongo il centro dell’immagine e
successivamente l’arredo come se fosse una stanza. Succede spesso che gli oggetti cambino importanza
durante il lavoro e che le cose che inizialmente mi hanno fatto partire diventino qualcosa di secondario.
Raccontaci delle tue origini, di dove sei cresciuta. Le tue radici sono fonte d’ispirazione? Quanto la realtà
esterna condiziona le tue opere?
Provengo dalle Danimarca un piccolo paese di abitanti felici … almeno è quello che si dice. Secondo me si
vive meglio in Italia, la Danimarca è sicuramente un ottimo paese per vivere ma li non sono riuscita a
realizzare la mia vita, mi sono sempre sentita “trasparente” come se nessuno mi vedesse veramente. Qui in
Italia è diverso, la gente mi vede, forse non in modo previsto, però almeno non mi sento trasparente.

E’ affascinante il modo in cui alcuni soggetti generalmente di secondo piano acquistino un’importanza
fondamentale e diventino spesso il fulcro delle tue storie.Senti in qualche modo di doverli riscattare o di far soffermare gli osservatori su “protagonisti” per loro impensabili?

Non ho mai pensato a questo aspetto, non so, non mi pongo una particolare “missione” con i miei lavori, si
tratta semplicemente del mio linguaggio, per lo stesso motivo ho difficoltà a descrivere i miei lavori con le
parole.
Trovo che questo spostamento imprevisto di attenzione, di cui parlavo sopra, sia lo stesso che provoca una
sorta di disorientamento nello spettatore,una sensazione predominante nei tuoi lavori. Alcune realizzazioni
arrivano addirittura a trasmettere inquietudine, a turbare, visto lo smarrimento suscitato. E’ una reazione
che prevedi durante la composizione dei tuoi collages?
No, non si può dire ma sono contenta se i miei lavori trasmettono disorientamento e inquietudine, significa
che i miei lavori stimolano pensieri e questo è sempre positivo.

Che ruolo ha la figura umana, nel suo complesso di debolezze e problematiche, nei tuoi lavori? In sostanza
quanto c’è di umano?
La gente mi piace, siamo incredibili, imprevedibili, la mia curiosità per quello che la gente si inventa è senza
fine, sono un’osservatrice attenta e curiosa ed ogni giorno è una sorpresa, la vita vera è talmente assurda
che supera ogni storia raccontata.
Gioco ed ironia. Sono anch’essi componenti della tua arte?
Certo. Osservando la gente e la vita che passa mi viene da ridere…e da piangere! l’ironia è indispensabile
per sopravvivere, è la chiave per gestire l’assurdità della realtà che ci circonda.
Parlaci invece dell’accezione estetica delle tue produzioni, ho visto che hai realizzato dei bracciali con
alcune stampe di queste… Perché la decisione di spostare il tuo mondo su un accessorio?
Probabilmente il bisogno di giocare, è semplicemente divertentissimo farlo. Il bracciale è un bell’oggetto,
tondo, senza ne inizio e ne fine. Da la possibilità di portare sul braccio un vero e proprio mini-collage. Decoro
sempre il bracciale sia dentro che fuori, perché può anche funzionare da sopramobile. Ho fatto mille
esperimenti con i bracciali… Usando pubblicità , vecchie lettere d’amore, la carta delle caramelle… Le
possibilità sono infinite.

bracciale- Susan Legind

bracciale- Susan Legind

Una mente come la tua, sgargiante e coraggiosa fino ai limiti della realtà, appare libera, senza vincoli. Viene
da chiederti, a cosa crede Susan Legind? Su cosa riporresti la tua ceca fiducia, senza possibilità di variabili o
decontestualizzazioni ?
Credo nella gente. Non sono naive, vedo come stanno le cose, ma nonostante le mille difficoltà che ognuno
di noi ha nella vita quotidiana, vedo gente piena di buona volontà, giovani con fantasia e creatività. L’arte è
uno strumento perfetto per arrivare alla gente per dare forse coraggio e un piccolo sorriso in un momento
storico un po’ “torbido”.
Deborah Parcesepe for RIVEN Magazine

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